E’ già possibile unire i punti?

E’ difficile comprendere il perché delle cose mentre accadono. Di solito deve passare molto tempo per riuscire a farsene un’idea chiara, come ha detto anche Steve Jobs nel suo famoso discorso dell’unione dei punti. E non si può certo dire che Steve Jobs non avesse le idee chiare.

Eppure, mentre ancora tuona la tempesta, economisti di tutto il mondo ci hanno già spiegato il perché di quello che è successo e che sta ancora succedendo. Non sorprendentemente, è stato detto tutto e il contrario di tutto: è colpa della deregulation, no della politica espansiva delle banche centrali; per superare la crisi ci vuole austerità, no bisogna aprire i rubinetti… Al confronto le differenze fra le grandi religioni monoteiste sono sfumature. Ma le icone del pantheon degli economisti sono grafici e tabelle descrittive di fatti che non ammettono confutazioni. Ad alcuni toccherà inevitabilmente il destino dei fisici aristotelici, che non mancarono di appassionare Dante, ma che oggi farebbero sorridere perfino un maestro di scuola elementare. Per il momento possiamo limitarci a osservare ironicamente che i fatti danno ragione a tutti, anche se tutti dicono cose diverse.

C’è poi chi crede che abbiano davvero ragione tutti. Combinare la teoria del rigore con quella della crescita sembra essere la vocazione dei nostri Super Mario nazionali. Ci aveva provato anche Tycho Brahe con un modello che combinava il sistema tolemaico con quello copernicano e lo stesso Galileo con la sua teoria della relatività del moto. Però l’esperienza c’insegna anche che chi cerca di salvare capra e cavoli fa spesso una brutta fine: se cerchi di compiacere tutti, diceva Donald Rumsfeld, a qualcuno non piacerà. Il relativismo non salvò Galileo dall’Inquisizione, come predicare il fiscal compact e inondare i mercati di liquidità non sta salvando Draghi dalle accuse della Bundesbank.

Ma non è possibile che ci stiano sfuggendo ancora i nostri limiti? Non solo quelli che ci hanno impedito di unire i punti finché non abbiamo avuto strumenti capaci di superarli (per il modello tolemaico, per esempio, è stato il telescopio) ma anche quelli biologici con cui l’economia sta già incominciando a fare i conti. I consumi delle economie avanzate paiono oggi più vicini ai limiti dell’uomo che ai limiti dell’ambiente o delle risorse scarse. Il picco dei consumi materiali è già stato raggiunto da tempo, e la situazione non è tanto diversa per i consumi immateriali: il mondo è già pieno di intossicati di internet, shopping, gioco, vacanze. C’è veramente qualcuno di noi che desidera vivere nell’astronave Axiom di Wall-e?

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